All’indomani della caduta di Troia, le rovine fumanti della città fanno da sfondo al dramma delle donne sopravvissute alla guerra, ora prigioniere dei vincitori greci. Private di tutto, ma non della parola, le protagoniste affrontano l’attesa del verdetto degli Achei, che decideranno i loro destini: schiavitù, esilio, morte.
In questa nuova produzione di Kerkís, i suoni, i canti e i costumi che danno vita alle troiane sono
ispirati all’antica tradizione albanese, come linguaggio alternativo, arcaico e viscerale che dà voce e
corpo alle vittime innocenti e indifese della conquista straniera. In questa visione, la parola “Troia”
– che in albanese arcaico (troje, trojet) significa “terra”, “patria”, “fondamento” – assume un valore
simbolico potente ed evocativo, radicato nel senso di appartenenza alla terra e nella memoria
collettiva.

